La coppia e il lutto perinatale #ep. 2

#DiffondiAmo è la rubrica dedicata a diffondere consapevolezza sui temi come lutto, gravidanza e maternità in collaborazione con altri professionisti. In questo episodio parliamo di come la coppia può restare a galla dopo un lutto perinatale.

Quando la coppia è colpita dal lutto perinatale

Ciao mums,

continuiamo il nostro percorso all’interno dell’argomento coppia e lutto perinatale, entrando nel vivo di cosa è il lutto e quando ci si può definire veramente in lutto.

Nel primo incontro insieme alla dott.ssa Laura Corpaccini abbiamo capito che una coppia è molto più della sola somma di due persone e che se esse possiedono alcune skills fondamentali, potranno riuscire a superare in modo più agile le difficoltà.

Ci tengo a sottolineare che dalla teoria alla pratica ci passa un vissuto intero di esperienze, gioie e dolori.

È questo che fa unica una coppia e perciò è impossibile categorizzare la “coppia modello” entro schemi comportamentali univoci.

Noi siamo tutti diversi e complementari all’interno delle nostre coppie.

Viene da sé che ogni persona all’interno della coppia ha un suo modo di pensare e di reagire agli eventi avversi, come appunto un lutto perinatale.

Che cosa è il lutto?

Convenzionalmente il lutto viene definito come un percorso che si innesca a seguito di uno shock e di un dolore profondo per la perdita di qualcuno a cui siamo molto affezionati.

Il lutto non è oggettivo, un po’ come la coppia, dove solo essa stessa può definirsi tale, così una persona può definirsi in lutto senza criteri oggettivi.

Quindi nessuno e ripeto nessuno può giudicare il nostro dolore! 

Il lutto è un processo caratterizzato da diverse fasi, le quali hanno dei tratti in comune, e la loro durata e intensità dipendono esclusivamente dal legame che abbiamo instaurato con la persona che non c’è più.

Si tratta quindi di un legame personale, privato, che ai molti può risultare incomprensibile.

Ma sapete una cosa? Questo vi permette di impedire a chiunque di giudicare il vostro dolore.

Poco importa se il vostro bambino è scomparso alla nona settimana di gestazione o un giorno dopo il parto.

Durante il mio percorso, sia in prima persona come mamma colpita da un lutto prenatale, e poi come mamma che ha deciso di formarsi su questi temi per offrire supporto ad altri genitori, ho sentito frasi di ogni genere.

“Ancora lo piangi?”

“Non lo conoscevi neppure”

“Pensa a chi perde un bambino di 5 anni”

Insomma gli esempi che potrei farvi sono vari, e sono anche sicura che queste frasi siano dette inconsapevolmente dalle persone, le quali credono di aiutarci.

No way! Non funziona!

Nessuna parola detta a un genitore in lutto può far migliorare la situazione.

Sapete perché?

Perché l’unica cosa che un genitore desidera ardentemente è impossibile: riavere indietro il proprio bambino.

Quindi a meno che non ci troviamo a parlare direttamente con una divinità capace di resuscitare i morti, qualsiasi parola sarebbe superflua.

Le 5 fasi del lutto

Il lutto è un processo composto da diverse fasi.

Secondo il modello più utilizzato in medicina e psicologia, elaborato dalla psichiatra Elisabeth Kübler-Ross, sono 5 le fasi di un lutto:

  1. negazione;
  2. rabbia;
  3. negoziazione;
  4. depressione;
  5. accettazione.

Sicuramente le approfondiremo in un altro articolo, per ora è sufficiente conoscerle.

Attenzione!

Queste 5 fasi sono indicative, non esaustive, chiunque può sperimentarle in tempi, intensità e modi diversi.

Insomma avete mai giocato al Gioco dell’Oca? Bene, si possono fare passi avanti e passi indietro.

Questa è proprio l’essenza delle fasi, cioè non sono a compartimento stagno, ma si alternano.

Durante il decorso di un lutto, che convenzionalmente dura dai 6 – 12 – 24 mesi, queste fasi si alternano e noi possiamo sostare in una o nell’altra per diverso tempo.

È la nostra reazione al dolore, ci saranno giorni in cui ci si sente meglio e altri in cui non si vorrà vedere nessuno.

Ci saranno giorni in cui sorridere e giorni in cui, anche a distanza di molto tempo dall’evento traumatico, piangere senza sapere neanche il perché.

Voglio dirvi che è NORMALE!

L’importante è progredire in questo percorso, fino a quando queste fasi diventano sempre più brevi, e il numero dei giorni positivi supererà quello dei giorni negativi.

Come sopravvivere a un lutto in coppia

Il lutto è quindi primariamente un fatto personale.

Madre e padre sperimentano un vissuto diverso per via di una cultura, educazione, schemi mentali differenti etc. 

Parlando di coppia insieme a Laura mi è venuto spontaneo approfondire quindi il fattore coppia e lutto come momento condiviso.

È possibile vivere questa esperienza insieme? 

Il lutto è un fatto personale o di coppia?

Una coppia “forte”, cioè che dispone già delle caratteristiche di cui abbiamo parlato nello scorso articolo, ha buone probabilità di affrontare il lutto insieme, sia che l’elaborazione venga fatta attraverso un percorso singolo o un percorso di coppia.

Che cosa fa la differenza?

Si ritorna ad uno dei principi fondamentali: il RISPETTO.

Siamo d’accordo sul fatto di essere due individui diversi all’interno della coppia, per questo motivo potremmo trovarci in diversi stadi di elaborazione; la madre potrebbe trovarsi a un punto e il padre ad un altro.

Quindi è di fondamentale importanza capire in primis dove siamo noi, a quale livello di elaborazione ci troviamo, capire e rispettare il nostro partner, senza pretendere che ci assecondi o si comporti come vorremmo.

Ho sperimentato in prima persona lo squilibrio ormonale e dell’umore soprattutto nel primo periodo che segue dopo la perdita, e in quei giorni avrei voluto che il mondo capisse.

Vedi il tuo compagno vicino a te che nel suo piccolo cerca di fare di tutto per strapparti un sorriso, eppure non va mai bene; lo giudichi, giudichi te stessa, giudichi tutto.

In quei momenti così difficili ciò che ho deciso di fare è stato eliminare il giudizio e far prevalere il silenzio e il rispetto.

Il silenzio perché ogni parola detta in quelle circostanze può essere come una piccola bomba pronta a scoppiare.

Il rispetto è utile nei confronti dell’altra persona, accettando il fatto che anche lui soffrisse tanto, ma che semplicemente aveva un modo diverso di manifestarlo.

Come restare a galla dopo un lutto perinatale: la metafora del naufragio

Insieme a Laura abbiamo parlato secondo metafore, perché molto spesso sono più efficaci di qualsiasi discorso logico e aiutano a far capire, anche a chi un lutto perinatale non lo ha sperimentato, che cosa si prova, seppur lontanamente.

È venuta spontanea quindi la metafora del lutto che investe la coppia come una tempesta, con successivo naufragio.

Il lutto è come una bomba, una catastrofe, la caduta in un baratro, ma la mia metafora preferita è: il naufragio! Il lutto, per me, è come un naufragio. 

Siete immersi in acque buie e tempestose, in preda a ondate che non vi fanno sentire, né vedere, né respirare. 

Siete insieme alla persona che sta condividendo la sua vita con voi e che avete scelto di avere accanto.

Proprio quella persona che sarebbe diventata la madre o il padre del vostro futuro bambino, proprio quel bambino che ora, purtroppo, non c’è più. 

Siete insieme nello stesso oceano in burrasca, un oceano fatto di lacrime, disperazione, dolore, tristezza, impotenza, rabbia e tantissime altre emozioni.

La missione, lo scopo è sopravvivere alla tempesta

Ognuno lo fa come può: chi cerca di rimanere immobile per galleggiare meglio, chi nuota furiosamente, chi piange disperato, chi si lascia portare a fondo dalle onde, chi non ci vuole pensare e si riempie la testa con mille altri pensieri…

Ognuno ha il suo modo di reagire a questo oceano, e tutti cercano di sopravvivere, anche chi si lascia momentaneamente andare abbandonandosi alla tristezza. 

Ognuno ha il suo stile, ognuno ha i suoi tempi.

E ognuno deve sentirsi libero, senza nuocere all’altro ovviamente, di esprimere la sofferenza come può, di rimanere a galla nel modo migliore che conosce, con quello stile caratteristico che ha imparato nell’infanzia e nelle proprie precedenti esperienze.

Perciò la prima cosa da fare, in una coppia che ha subito un lutto e che sta cercando di elaborare questo macigno sullo stomaco e sul cuore, è proprio questo: dare a se stessi, prima di tutto, e poi anche all’altro, la possibilità di manifestare la propria sofferenza come gli pare

È molto individualistico, lo so. 

È anche molto difficile, perché entrambi siete così sofferenti e non sempre si riesce ad avere abbastanza razionalità, pazienza e comprensione per accettare anche il dolore dell’altro. 

A volte il nostro è talmente enorme, talmente incontenibile, che pensare di vedere anche quello di chi ci sta vicino ci annienta. 

Ok, è normale, accettiamolo e comprendiamolo. 

La seconda cosa da fare, prima di tutto è riuscire a stare a galla noi, dopodiché possiamo pensare di aiutare qualcun altro.

E dopo questo naufragio che cosa rimane? Dove va a finire la coppia?

La priorità abbiamo capito essere quella di assicurarci la sopravvivenza noi per primi, solo dopo è possibile aiutare anche l’altro a stare a galla.

Per restare a galla dobbiamo imparare a conoscerci, a rispettare e accettare il dolore dell’altro, anche se momentaneamente appare a noi incomprensibile.

In questa fase la razionalità va lasciata fuori dalla porta: bisogna ascoltarsi, ascoltare i propri sentimenti, quelli dell’altro, lasciarli fluire senza giudizio.

Senza pretendere di capire o essere capiti ma pensando che: “Siamo nella stessa sorte, stiamo soffrendo, nessuno ha più ragione o torto per sentirsi a pezzi”.

A questo punto ci rimane solo da accettarci e ascoltarci.

Nel prossimo episodio approfondiremo il tema del supporto reciproco e come le skills fondamentali che una coppia possiede vengano in aiuto.

Vi aspettiamo al prossimo appuntamento.

Un abbraccio

Sara e Laura

Leggi anche: “Aiutare ed essere aiutati dal partner #ep. 3”

dott.ssa Laura Corpaccini
Psicologa e consulente di coppia

Psicologa per passione, mi occupo di sostenere persone, coppie e genitori in momenti difficili, accompagnandole nel loro percorso di crescita e riscoperta delle loro risorse. 

Se vuoi saperne di più, seguimi su Instagram e su Facebook @lauracorpaccinipsicologa e sul sito www.lauracopraccini.it

Leggi anche: Risorse utili per affrontare il lutto perinatale

2 pensieri riguardo “La coppia e il lutto perinatale #ep. 2”

  1. Anche in questo secondo episodio, noto un approfondimento e soprattutto un consiglio efficace e concreto “lasciare liberi ciascuno di manifestare il proprio disagio senza giudizi e pregiudizi”. Infatti l’ipotesi positiva aiuta la coppia a metabolizzare meglio il lutto, di per se nefasto.
    Attendo con ansia la pubblicazione del terzo episodio.
    Complimenti alle autrici, un grande supporto a chi si trova in tale condizione.

    1. Esattamente… di solito si tende a vedere (giustamente) solo il proprio prato… ma se si vuole superare e andare avanti insieme, come coppia, si ha bisogno di ascoltare e rispettare anche il partner.
      Grazie mille 🙂

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