Post partum e baby blues dopo un lutto perinatale

Post partum e baby blues dopo un lutto perinatale. Insieme all’ostetrica Daniela Carlevale parliamo di come prendersi cura del proprio corpo e della propria mente dopo una morte perinatale.

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Episodi:

  1. La storia di Daniela e il progetto Coping
  2. Quando parlare di aborto
  3. Come prendersi cura del proprio corpo dopo un aborto
  4. Quando parlare di parto abortivo
  5. Come avere cura del proprio corpo dopo un post partum a seguito di una morte perinatale
  6. Gestire la montata lattea dopo una morte perinatale
  7. Come prendersi cura del pavimento pelvico nel post partum
  8. Post partum e maternity blues dopo una morte perinatale

1. La storia di Daniela e il progetto Coping

Ciao mamme, 

inauguriamo una serie di articoli in cui parliamo, insieme all’ostetrica Daniela Carlevale, di post partum dopo una morte perinatale.

Il corpo della donna è biologicamente programmato per dare alla luce e far nascere un bambino.

Il post parto è un momento molto delicato sia fisicamente che psicologicamente in qualsiasi gravidanza.

Difficoltà a sedersi, difficoltà a camminare, fastidio nell’espletare le normali funzioni fisiologiche, fastidio dei punti in caso di episiotomia o di parto cesareo, tutti postumi dovuti all’atto di dare la vita.

Tutti postumi presenti anche quando la vita che abbiamo in grembo cessare di esistere.

Quando a fare i conti con il post partum è una mamma che ha vissuto un lutto perinatale, al dolore fisico, va a sommarsi la ferita dell’anima, ben più profonda e dolorosa.

In questo viaggio alla scoperta di cosa accade al corpo dopo un aborto o un parto abortivo, avrò il piacere di essere accompagnata da una donna e professionista straordinaria, la dott.ssa Daniela Carlevale, Ostetrica libero professionista e mamma di cielo.

Insieme a Daniela, donna dalla spiccata sensibilità, andremo a esplorare quei temi talvolta scomodi  e dolorosi che ricordano a una donna, con il cuore pieno e le braccia vuote, che una vita dentro di lei c’è stata.

Ne sono testimoni i segni sul suo corpo, un corpo nuovo, che va accettato, coccolato e di cui bisogna prendersi cura.

Il nostro corpo si è fatto tempio dell’amore per 9 mesi o per una manciata di settimane e poi improvvisamente il nostro bambino lascia il nostro corpo. A noi resta il compito di ricostruire la nostra identità partendo proprio dalla nostra condizione di salute fisica.

In questo primo episodio vi presento Daniela Carlevale e la sua storia. 

La storia di mamma Daniela

Daniela si è messa al servizio della comunità in senso ampio, facendo sì che la morte del suo bambino non fosse vana.

Dal suo dolore è nato uno strumento molto utile per valutare il grado di assistenza ostetrica ricevuto durante il parto.

Abbiamo bisogno di venire ascoltate e capite da subito, sin dal primo momento in cui veniamo informate che il nostro bambino ha smesso di vivere. 

Nessun operatore sanitario dovrebbe dimenticarsi che siamo donne partorienti alla stessa stregua delle altre.

Rispetto, professionalità ed empatia sono le caratteristiche richieste. So che, purtroppo, a volte si assiste a casi di violenza ostetrica.

Per questo motivo fare una corretta informazione ci sembra doveroso per preservare la salute e la sicurezza della donna, in una fase delicata come travaglio, parto e post parto.

Grazie a Daniela per aver accettato di collaborare con me e benvenuta nella community di Sara On Feet.

Daniela ci puoi raccontare la tua storia e come è nato il progetto Coping?

Mi chiamo Daniela Carlevale, sono un’ostetrica libero professionista e mi sono laureata presso La Sapienza nel 2010, con una tesi sperimentale sul parto in casa maternità.

Attualmente, mi occupo principalmente di valutazione e riabilitazione del pavimento pelvico, allattamento e accompagnamento alla Nascita.

Nascita e Rinascita sono il leitmotiv del mio impegno e del mio lavoro.

E poi? Sono la mamma di Gabriele. 

Mio figlio purtroppo è nato morto il 15 agosto 2018, alle 5:17, dopo 40 settimane e 5 giorni di vita meravigliosa insieme.

Essere ostetrica ha significato pretendere che i miei diritti e quelli della mia famiglia venissero in parte rispettati, in quei drammatici momenti, ed è per questo che conosco il viso di mio figlio Gabriele, per questo ho potuto tenerlo tra le braccia, cullarlo.

CiaoLapo Onlus e la psicoterapia mirata mi hanno aiutata ad elaborare ciò che è successo a mio figlio, a me, alla mia famiglia. 

Dopo qualche mese ho ripreso il mio lavoro, che amo immensamente, con tanta fatica, ma anche molta consapevolezza e determinazione. 

Sono grata per questa forza ritrovata e sento che nasce dall’Amore sconfinato per Gabriele. Viene tutta da lì.

Mesi dopo la morte di mio figlio, con Claudia Ravaldi ho potuto creare un documento, Coping è il suo nome, che tutti i genitori speciali possono scaricare dal sito di CiaoLapo ed utilizzare per sollecitare la formazione e l’aggiornamento degli operatori sanitari sul lutto perinatale. 

Scriverlo mi ha aiutata a prendere sempre più coscienza dell’irreversibilità di ciò che mi era accaduto e a ripartire, sicura di non lasciare nessuno indietro.

Perchè la morte può strappare un figlio dalle braccia di mamma e papà, ma non può portarlo via dal cuore e da ogni loro cellula, nè dai loro gesti e pensieri quotidiani.

Quando ti ho conosciuta Sara, ho trovato subito un linguaggio comune, un’intesa che, sicuramente, viene dall’aver vissuto la stessa perdita, ma anche e soprattutto dall’averla pensata, ripensata, accolta e integrata nella vita di tutti i giorni.

Dal desiderio così simile che abbiamo di farne qualcosa che possa essere d’aiuto per altri.

Grazie Sara per l’opportunità di ragionare e scrivere insieme“.

Grazie a te Daniela per aver permesso a tanti genitori di conoscere la tua storia e il supporto concreto che offri.

Nel prossimo episodio parleremo di aborto e parto abortivo.

Puoi trovare qui il progetto Coping per avere un supporto e una griglia di valutazione sulla tua assistenza ostetrica durante il parto.

2. Quando parlare di Aborto e quando di Parto abortivo

Insieme all’ostetrica Daniela Carlevale facciamo un po’ di ordine e chiariamo cosa si intende per aborto e per parto abortivo.

Una morte precoce o tardiva durante il corso della gravidanza presentano delle caratteristiche fisiologicamente diverse.

Ma l’impatto emotivo che il genitore prova può essere molto forte e persistente perché dipende dall’attaccamento creato con il proprio bambino.

Capiamo insieme a Daniela quali differenze esistono nella pratica tra aborto e parto abortivo.

“Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si definisce aborto spontaneo <<l’espulsione prematura di un embrione o feto dall’utero fino a 23 settimane di gravidanza e di peso fino a 500 grammi>>.

La Società Italiana di Medicina Perinatale(SIMP), nel 1990, propose le 22 settimane complete come durata della gravidanza o un peso fetale uguale o inferiore a 499 gr. e di lunghezza inferiore a 25 cm. 

Alcuni autori anglosassoni, ultimamente, hanno abbassato l’epoca gestazionale a 20 settimane.

La linea di demarcazione tra aborto e morte fetale in utero che comporta il parto di un “feto nato morto” sembra essere netta.

Nella realtà, l’impatto emotivo e psicologico della perdita del proprio bambino e il dolore che ne consegue non hanno nulla a che fare con settimane, peso e lunghezza di quel bambino.

Hanno invece a che fare con l’investimento in termini di amore, sogni, attaccamento e aspettative rivolte al bambino stesso e alla propria vita insieme a lui o lei”.

Quando ho partorito Gingy alla 23esima settimana di gravidanza, nella cartella clinica c’era scritto “parto abortivo”, molto simile ad “aborto”.

Ho letto poi “secondamento manuale”.

Nessuno si è mai preoccupato di spiegarmi che cosa fosse avvenuto, che cosa volessero dire quelle parole.

Sono stata io che prepotente ho voluto capire che cosa fosse successo in quella sala parto e titubante ho digitato su Google quelle parole.

Per me erano come una pugnalata, perché io non avevo perso mia figlia come quando si perde qualcosa in treno per sbadataggine. Io l’ho partorita.

È stato dolore, sudore e sangue. Sono state contrazioni, forti, fortissime, sempre più intense.

È stato rottura delle acque, un caldo liquido di cui sento ancora la sensazione sulle gambe.

Sono andata incontro ad un secondamento manuale per estrarre dei residui di placenta.

Ho avuto due emorragie a distanza di 20 giorni dopo il parto e poi… ho dovuto affrontare anche l’indelicatezza umana.

Mi è stato detto che non avevo davvero partorito. Che non era paragonabile a un parto “normale”.

Sul momento ero troppo fragile e provata dall’evento per rispondere a dovere.

Poi, nel tempo, ho capito che io avevo partorito. Avevo partorito e provato esattamente le stesse sensazioni che prova una donna quando partorisce un figlio sano, vivo.

Solo perché le dimensioni di Gingy non avevano richiesto che io mi lacerassi o arrivassi a dilatazione completa non significa che abbia sofferto meno.

Il mio corpo ha saputo fare ciò per cui è stato programmato.

Io ho dato il meglio che potevo in quella sala parto.

Così quando oggi sento persone che dicono “È solo un aborto”, “Capita molto spesso”, “Meglio prima che dopo”.

Esattamente, mi chiedo, quale sarebbe la vera fortuna di avere un aborto o un parto pretermine?

Sorrido e passo oltre, consapevole e grata di ciò che il mio corpo ha saputo fare per me.

Concordo quanto detto da Daniela, non sono i numeri che contano, ma l’amore.

Io porterò sempre nel mio cuore i numeri per me importanti.

Quella notte di un dicembre milanese, quando è nata morta la mia prima figlia, Ginevra Ester, all’1.28 per un peso di 500gr e una lunghezza di 28 centimetri di amore.

3. La morte perinatale nel primo trimestre di gravidanza

Cercheremo di capire insieme all’ostetrica Daniela Carlevale che cosa accade al nostro corpo, dopo un aborto e dopo un parto abortivo.

Solitamente per retaggio culturale e il tabù che il lutto perinatale si porta dietro, le persone tendono a sminuire del tutto o quasi le perdite che avvengono durante il primo trimestre di gravidanza, attraverso frasi di circostanza.

“È il primo figlio? Capita a tutte, l’utero non è pronto”

“Sei giovane, ne farai altri”

“Alla sua età, che cosa pretende, signora!”

“Era all’inizio della gravidanza, se non vessi fatto il test o l’ecografia non sapresti neanche di essere stata incinta”

Cara mamma, quante ne hai dovute sentire di queste affermazioni?

Proprio mentre tu, ignara di tutto, sognavi già il pancione.

Ti ritrovi con una pancia che non si è mai palesata, nonostante il tuo corpo porta dentro tutti i segni della gravidanza e del vuoto lasciato dal tuo bambino.

E tu sei lì a cercare di capire se hanno ragione “loro”, oppure hai ragione tu.

Hai ragione di credere nel tuo dolore, nel tuo sogno spezzato, nel vivere un incubo.

L’aborto precoce è spesso sminuito a tal punto dove è il personale sanitario, in primis, a spronarti ad andare avanti, di non fermarti ad un “incidente di percorso”.

Da professionista perinatale e da mamma posso dirti che: “Tutto ciò che neghi ti sottomette”.

Far quindi finta di niente, farsi assoggettare agli standard della società non gioverà a te e al tuo lutto.

Spesso consigliano di “farsi una vacanza”, come se il viaggio, l’allontanarsi potesse spostare il pensiero verso ciò che ti è accaduto.

Sono d’accordo che tu dovresti fare un viaggio, ma un viaggio dentro te stessa. Comprendendo, amando e proteggendo le tue paure e il tuo dolore.

Permettendogli di esistere, perché solo guardandolo e gridandolo senza filtri riuscirai ad integrarlo nella vita e andare veramente avanti.

3 tipologie di aborto interno

Credo fermamente che corpo e mente siano connessi, ed è per questo motivo che prendersi cura di entrambi crei una sinergia per elaborare il lutto.

Ecco perché ho chiesto a Daniela di parlarci un po’ del nostro corpo e di cosa avviene ad esso dopo un aborto nel primo trimestre di gravidanza.

La ripresa dopo la perdita di un figlio cercato, atteso, desiderato ha tempi variabili che possono variare da persona a persona, a prescindere dall’epoca gestazionale in cui la perdita avviene.

Fatta questa premessa dovuta, proviamo a capire cosa accade, fisicamente, durante e dopo un aborto.

Di seguito, userò termini medici come materiale abortivo e feto che, tuttavia, non intendono affatto sminuire il valore e l’importanza della vita dei nostri bambini e bambine.

Se la perdita è precoce e/o avviene entro il primo trimestre, si possono presentare tre scenari:

  1. Il corpo fa da sé.
    Per qualche giorno si avranno perdite di sangue più copiose di una mestruazione con flusso nella media, spesso accompagnate da crampi addominali dovuti alla contrazione dell’utero, quindi in sede sovrapubica e/o fastidio lombare. 
    Si potrà notare la fuoriuscita di coaguli e materiale abortivo. Non sarà necessario e non è indicato effettuare lavande vaginali, basterà attendere che le perdite ematiche cessino, in assenza di controindicazioni, e, su indicazione medica, eseguire un’ecografia di controllo della cavità uterina. La ripresa fisica è molto rapida, solitamente.
  2. Aborto farmacologico (<49 giorni di amenorrea).
    Prevede la somministrazione di Mifepristone e spesso Misoprostolo e comporta perdite ematiche vaginali abbondanti, con possibile espulsione di coaguli ematici e dolori crampiformi all’addome. Il controllo ecografico viene effettuato direttamente in ospedale dove si esegue la procedura. Le perdite ematiche  proseguono di solito per 7-10 giorni, mediamente. La ripresa fisica è piuttosto rapida.
  3. Aborto chirurgico (con isterosuzione o revisione della cavità uterina, definita comunemente “raschiamento”). Prevede anestesia totale breve (5-10 minuti) o locale, spesso preceduta da somministrazione di Prostaglandine per via vaginale. Al termine della procedura si potranno presentare dolori crampiformi sovrapubici con perdite ematiche scarse inizialmente e irregolari nei giorni a seguire. Anche in questo caso la ripresa fisica e veloce.

4. Il parto abortivo

Daniela ci spiega inoltre che: “Se la perdita avviene successivamente al  primo trimestre, il processo può essere simile a quello di un travaglio a termine, con contrazioni uterine più dolorose, soprattutto nei casi in cui sia necessaria l’induzione farmacologica. 

Ovviamente le dimensioni del feto saranno inferiori e quindi, di norma, anche la ripresa fisica sarà più rapida. Le perdite ematiche dureranno circa 10 giorni.

In tutti i casi considerati potranno presentarsi mal di testa, diarrea, debolezza fisica e un leggero rialzo febbrile, che fino a 38°C è considerato normale. 

Sarà opportuno avere una corretta igiene intima e un’alimentazione sana e bilanciata.

Nel periodo in cui il corpo cerca di ripristinare la sua condizione di salute di base, è bene curarsi della parte emotiva relativa alla perdita subita. 

Per alcune persone questo significherà prendersi tempo e spazio per riposare, bere tisane, coccolarsi nei modi che preferisce, per altre invece vorrà dire scoprire di aver bisogno di più strumenti per elaborarla. 

Cercateli e non sottovalutate o ignorate il vostro dolore, nonostante il mondo sembri invitarvi a farlo, continuamente”.

Capire per capirsi

Grazie Daniela per averci spiegato le diverse situazioni che si possono palesare. 

È importante fare la corretta informazione perché spesso, ci troviamo innanzi a termini medici e persone frettolose che ci dicono il da farsi con pressappochismo e presunzione.

La sensazione da parte di noi mamme è quella di essere un problema da risolvere nel più breve tempo possibile.

Spesso sentiamo il nostro corpo abusato e come “cavie” restiamo inermi su quel lettino mentre armeggiano con il nostro corpo senza spiegare, in parole semplici, ciò che andranno a fare.

Questa è una violenza che si aggiunge al trauma della perdita e può causare spesso un trauma secondario.

Abbiamo capito insieme a Daniela che a fronte di una ripresa fisica veloce, quello che pochi vedono è la ferita dell’anima che spesso può essere più profonda e necessità di maggior tempo fisiologico per rimarginarsi.

5. Post partum dopo una morte perinatale

Come trattare il proprio corpo nel post partum

Un parto è sempre un parto! Anche quando avviene verso il termine della gravidanza e coinvolge una madre e suo figlio morto in grembo o intrapartum.

Si tratta quindi di dover affrontare un travaglio e un parto con la consapevolezza che qualcosa non tornerà mai più come prima nel mondo di quella madre.

Durante la gravidanza un parto fisiologico presuppone che madre e bambino collaborino per nascere e far nascere.

Quando invece il cuore del nostro bambino si è fermato, la madre si prende il carico in toto, la nascita del bambino.

Il suo corpo sarà inerme, e quello della madre sarà invece forte tanto da sostenere il parto per entrambi.

Parliamo quindi di morte in utero o durante il parto, nel terzo trimestre di gravidanza.

Chiediamo alla dott.ssa Daniela Carlevale, come avviene il parto di un feto nato morto durante il terzo trimestre quindi dopo i 180 giorni di gravidanza.

Se la morte in utero del proprio bambino o bambina avviene a termine o nel terzo trimestre, il corpo della mamma affronterà il parto per via vaginale (auspicabile in condizioni che lo permettano) o per via addominale, tramite cesareo. 

Se consideriamo la parte fisica, esclusivamente, la cura necessaria per il corpo dopo parto vaginale o cesareo a seguito di morte intrauterina fetale, dovrebbe essere la stessa riservata al corpo delle mamme che partoriscono figli vivi. 

Purtroppo spesso questa cura viene a mancare, proprio da parte dei professionisti del settore, mancanza che rientra nella tendenza generale alla negazione dell’evento tragico e doloroso e della vita dei bambini che purtroppo nascono morti.”

Cosa fare per prenderti cura del tuo corpo

La dott.ssa Daniela Carlevale ci fornisce 10 consigli su come prendersi cura del proprio corpo dopo un parto vaginale o cesareo. 

  1. Prestare attenzione alla guarigione delle eventuali suture delle lacerazioni vaginali o della cicatrice del taglio cesareo, usando detergenti intimi appropriati, soluzioni cicatrizzanti e antinfiammatorie naturali, olii scelti per iniziare a massaggiare la ferita del cesareo o delle lacerazioni.  Sarebbe ideale farsi controllare e consigliare da un’ostetrica o ostetrico di fiducia in questo;
  2. Decidere come gestire la montata lattea insieme alla tua ostetrica di fiducia;
  3. Prenderti cura del tuo pavimento pelvico contattando una/uno specialista in materia;
  4. Evitare di usare pancere contenitive o ciambelle per la seduta;
  5. Evitare di stare troppo in piedi o svolgere attività che richiedano sforzi o stazione eretta prolungata, almeno nei primi 15 giorni;
  6. Cercare di riposare, nonostante sia difficile, dato lo shock e il dolore;
  7. Chiedi aiuto e delega;
  8. Bere almeno 2 litri di acqua o tisane al giorno e curare l’alimentazione, evitando di saltare interi pasti;
  9. Se sono presenti emorroidi, applicare unguenti e/o pomate adatte, su prescrizione medica o indicazione dell’ostetrica di fiducia, e programmare una valutazione del pavimento pelvico;
  10. Non spaventarti se le lochiazioni (perdite ematiche dopo il parto vaginale o cesareo) dovessero durare anche 10/15 giorni. È normale e potrebbero persistere perdite rosate o marroncine anche per un mese.”

Sensazioni di un parto in silenzio

Io ho partorito Gingy al 6° mese di gravidanza, una terra di confine dove non sei né carne ne pesce, troppo piccola per una morte intrauterina, e troppo grande per un aborto, quindi hanno coniato il nome di parto abortivo.

Durante il parto non sapevo che un bambino che nasce morto conferisce alla madre forse più sforzo per venire al mondo, dato il suo essere inerte.

E così ignara mi accinsi a partorire.

L’ostetrica che mi ha seguito non l’avevo mai conosciuta prima, ci presentammo quella notte, le chiesi due volte il suo nome per poterla chiamare, per poter avere un appiglio, un nome da dire.

Lei, di una sensibilità disarmante, mi prese la mano, aveva capito che stavo per gettare la spugna, che i miei muscoli si stavano contraendo e che neanche i medicinali stavano funzionando.

Mi strinse quella mano, mi guardò dritta negli occhi e mi chiese: “Bimbo o bimba?”

Incredula risposi: “Bimba”, nessuno mi aveva chiesto questo prima.

Mi chiese: “Come si chiama?”

“Ginevra”

“Bene, adesso fai un bel respiro. Quando te lo dico io spingi. Devi lasciare andare la tua Ginevra”.

Il ritorno a casa dopo un lutto perinatale

Quando sono tornata a casa non avevo voglia di fare nulla, tutto mi faceva paura e non mi davo pace che lei non fosse più con me, mi sentivo sola e orfana.

La mia salute era peggiorata, a causa di dure gravi emorragie post partum, ma io non mi curavo del mio corpo.

Il mio unico pensiero era andare al cimitero dove potevo ricongiungermi a Gingy.

Daniela, come possiamo affrontare il ritorno a casa e il post partum?

“Spesso si è molto reticenti a prendersi cura del proprio corpo che si avverte come un grande traditore, una tomba o come qualcosa che non funziona.

Il dolore è talmente grande da non volerlo più sentire o vedere perchè ha ancora su di sé tutti i segni della gravidanza che purtroppo è terminata con la perdita del proprio bambino. 

Un aiuto familiare o specialistico empatico e formato possono rappresentare una risorsa importante per iniziare a riprendere contatto con un corpo che è cambiato, a volte in modi indesiderati, un corpo che si fatica ad accettare, data l’assenza fisica di quel figlio o figlia che si aspettava solo di guardare occhi negli occhi.

Grazie Daniela per le tue parole, non ci stancheremo mai di dire che nonostante tutto veniamo prima noi con il nostro dolore.

Il nostro corpo ha reso possibile la magia, il nostro corpo non è corrotto, dobbiamo imparare a ringraziare e ad amare il nostro corpo.

6. Gestione della montata lattea

Che cosa è la montata lattea?

Chiediamo direttamente all’esperta, la dott.ssa Daniela Carlevale, che risponde: 

La montata lattea è l’arrivo del latte nei giorni successivi al parto e può rappresentare un momento molto difficile dal punto di vista emotivo, sia che lo si viva con grande rabbia e frustrazione, sia che, al contrario, lo si senta come una conferma positiva che il proprio corpo sappia ancora funzionare.

Sì, perché a seguito di un parto abortivo o di un post partum il nostro corpo riceve il segnale di produzione del latte, in risposta al cambiamento ormonale e all’assenza della placenta.

Se la placenta non è più utile al nutrire il bambino significa che il suo nutrimento deve avvenire attraverso il seno della madre.

Il nostro corpo è perfetto! Ha dei ritmi biologici paragonabili ad un orologio svizzero, peccato che, in alcuni casi non possa valutare, caso per caso, i diversi scenari ambientali.

Non sempre, infatti, la fine di un parto e quindi la cessazione della funzione della placenta significa la nascita di un bimbo vivo.

E quindi la mamma cade in un doppio sconforto: da un lato la comparsa del latte, che può avvenire nelle 24/48 ore successive al parto, dall’altro la mancanza del figlio.

Daniela ostetrica e mamma di cielo di Gabriele ci dice.

Il dolore per la perdita del proprio bimbo non blocca, solitamente, l’arrivo del latte e il corpo della mamma, che si è preparato durante la gravidanza a nutrire il proprio piccolo, non sa che quel piccolo non potrà essere allattato. 

Chiedere aiuto al personale specializzato anche nella gestione della montata lattea è un tuo diritto, quindi non aver paura di farlo.

Puoi farti spiegare quali sono le opzioni a tua disposizione e poi scegliere con calma quella più giusta per te”.

Una scelta possibile

Le parole fondamentali sono rispetto e scelta. Il personale sanitario dovrebbe mettere davanti alla donna il ventaglio di opzioni possibili e conseguentemente la possibilità di scegliere quella più adattata al suo sentire, nel totale rispetto e senza giudizio.

A volte la scelta manca del tutto e di conseguenza anche il rispetto.

Ricordo che durante la gravidanza di Gingy a partire dal 5° mese ho iniziato ad avere perdite di colostro.

Questa mia caratteristica si è presentata anche nella successiva gravidanza di Amy.

Dopo il parto avendo attaccato al seno Amelia il latte è arrivato quasi subito, prima delle dimissione dall’ospedale.

Molto probabilmente sarebbe stato così anche per Gingy.

Ma ricordo che il giorno dopo la notte del parto arrivò in camera l’infermiera con tre pasticche.

Una di ferro, una di acido folico e due piccole pastigliette bianche.

Le prime due le conoscevo bene, le altre invece chiesi cosa fossero e mi ripose frettolosamente: “Servono per non far venire il latte”.

La mia mente era disconnessa, le presi senza fiatare, senza pormi alcun problema, alcun rammarico.

Era stato così impositiva la scelta che per me era stato normale prenderle.

Nei giorni a seguire quelle due pastigliette non fermarono la fuoriuscita del colostro.

E questo mi causò molta sofferenza e nostalgia. Io avevo il latte, ma dov’era la mia bambina?

Le alternative per gestire la montata lattea

Chiediamo a Daniela quali sono le alternative possibili nella gestione della montata lattea.

Eccone un elenco:

  1. Inibizione naturale della lattazione: si attende che il corpo si regoli da sè, gestendo la tensione al seno con molto riposo, docce e bagni caldi, impacchi caldi o freddi a seconda della necessità, minima spremitura del latte quando la tensione diventa eccessiva. Si possono usare analgesici se il dolore risulta troppo forte;
  2. Inibizione farmacologica della lattazione: subito dopo il parto si somministra cabergolina che rallenta la secrezione di prolattina. Dovrebbe ridurre la produzione di latte da subito, ma non sempre impedisce l’arrivo della montata lattea;
  3. Donazione del latte alla Banca del latte materno: si spreme e raccoglie il latte per donarlo alla Banca del latte materno più vicina, perchè possa essere usato in terapia neonatale intensiva, seguendo le indicazioni nazionali sulla donazione.

Avendo sperimentato, personalmente, questa fase emotivamente impegnativa, posso dire dal cuore che non esiste la scelta migliore in assoluto, ma ciò che si percepisce come il miglior modo di prendersi cura di sè e del proprio corpo.

Questa cura può iniziare proprio dalla gestione della montata lattea nel rispetto del proprio dolore e delle proprie condizioni fisiche, nonostante in quei primi momenti tutto, proprio tutto, risulti assurdo e privo di qualsiasi significato o importanza”.

Grazie a Daniela per le informazioni specifiche e per l’attenzione alla sfera emotiva che mette come una sapiente energia al servizio della sua professione, che è poi la sua vocazione.

Col senno di poi, nel tempo ho riflettuto al fatto di non aver avuto scelta sulla gestione della montata lattea.

Oggi consapevole penso sempre di più che mi sarebbe piaciuto donarlo.

Ognuno di noi ha i suoi tempi, i suoi modi e le sue ragioni. Nulla è giusto o sbagliato. Sarebbe auspicabile favorire l’informazione e l’accoglienza.

Daniela Carlevale
dott.ssa Daniela Carlevale –
Ostetrica Libera Professionista

Sito web: www.danielacarlevale.it

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sara barletta perinatal coach
Sara Barletta – Perinatal Grief Coach
La 1° Coach in Italia sul lutto perinatale

🌟Supporto le mamme dopo un lutto perinatale a ritrovare il benessere.
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Per un primo colloquio di accoglienza contattami sara@saraonfeet.it.
Camminiamo insieme oltre il lutto.

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