La storia di Gingy. No, non c’è più battito

Ciao mamme, scrivo per dare la mia testimonianza e magari poterci stringere vicine con chi, tra di voi, ha passato/sta passando la stessa esperienza. Ho salutato per sempre la mia bambina a 22 settimane.

La storia di un amore di 22 settimane, ma che durerà per sempre.

Ciao mamme, scrivo per dare la mia testimonianza e magari poterci stringere vicine con chi, tra di voi, ha passato/sta passando la stessa esperienza.

Sono Sara, ho 27 anni, vengo da Cagliari e da anni ormai vivo a Milano.

Mi occupo di comunicazione, una vita “normale” tra lavoro, casa e hobbies.

Io e il mio compagno Germano decidiamo che è arrivato il momento di completare la nostra famiglia e più in fretta a farlo che a dirlo… arriva immediatamente la lieta notizia! Sono incinta! 

Inutile descrivere la gioia di quelle due lineette rosse del test di gravidanza.

Bella gravidanza fino alla 12a settimana, dove una TN molto aumentata ci ha messo in allerta. 

Fatta villocentesi  e array hcg, entrambi negativi, eravamo felici, forse il peggio era scampato?

Gingy è mia figlia

Eravamo comunque pronti al peggio (avremmo tenuto la nostra piccola anche se fosse stata affetta da qualche sindrome).

17a settimana pre-morfologica e eco-cardio, a livello di organi tutto nella norma, ma la TN non era diminuita e si era aggiunto un versamento pleurico, i medici ci dicono che peggiorerà e che potrebbe avere una sindrome genetica rara, mi propongono quindi di abortire.

Ma chi sono io per decidere del tuo destino? Ho contribuito a darti la vita… ma che potere ho di togliertela?

Io sono convinta che ognuno di noi sia artefice del proprio destino, perché un Dio esiste e sa già come andranno le cose, quindi a noi resta solo di scegliere cosa è meglio.

L’ombra dell’aborto

Aborto quindi? Niente da fare, io, il papà e la Gingy combattiamo.

Inizio a sentirla muovere, risponde ai colpetti, le piace la musica e ogni volta che la vedo muovere nell’ecografia o sento il cuore battere è un’emozione unica.

Non è solo questione di fede religiosa, ma FEDE in un destino o nel flusso naturale delle cose. 

Ho fatto la mia scelta di seguire insieme a lei il nostro percorso non perché qualche “DIO” lo aveva detto, ma perché io sono sua MAMMA, e se le ho dato vita, come posso toglierla?

Vivere sapendo che da un giorno all’altro tutto questo poteva finire mi terrorizzava, ma con grinta avanti tutta…fin dove il destino ci avrebbe permesso di arrivare!

Test genetici confermano che ha una mutazione del cromosoma 12, nel nostro caso determinato dal puro caso e non da ereditarietà.

È una sindrome compatibile comunque con la vita (ci sono tante persone oggi viventi e affette  dalla sindrome, che comporta vari problemi, alcuni risolvibili con interventi chirurgici, altri con cui si deve convivere tutta la vita).

Peccato che, data la seria idrope (cioè l’accumulo di liquidi sottocutanei che presentava la piccola, per un problema di drenaggio del sistema linfatico), fronteggiare la Sindrome sarebbe stata la parte più semplice.

A detta dei medici, infatti, non sarebbe arrivata alla fine della gravidanza…ancora l’aborto aleggia nell’aria, ma è mia figlia…la sento con me…e starà con me per tutto il tempo che vorrà!

A inizio dicembre non mi sento bene e decido di andare in ospedale.

Piangevo, era la prima volta in 6 mesi che accadeva.

Il mio compagno mi chiedeva come mai, ero sempre stata forte, è vero… ero sempre stata positiva ma sentivo addosso un forte scoraggiamento.

Avevo paura che le condizioni si fossero aggravate, le mie insieme alle sue e che le avrebbero potuto fare del male.

“No, non c’è più battito”

Nella sala scura, appena il medico appoggia l’apparecchio dell’eco sulla pancia dice: “No, non c’è più battito”.

Il vuoto dentro di me… più nessun movimento.

Le parole che nessuno vorrebbe mai sentirsi dire.

Guardo il mio compagno, abbiamo gli occhi spiritati come se non ci fosse un domani.

Io ho una crisi di panico silenziosa… non so se piangere, alzarmi e scappare dal lettino, quasi svengo.

Mi dicono che bisogna indurre il parto, altrimenti le mie condizioni peggioreranno.

Mi ricoverano, ma io non ho paura di nulla, il dolore più brutto l’ho già provato! L’inferno è in terra!

“Fatemi quello che volete”, addirittura un cesareo (visto che mi porto dietro una patologia per cui non avrei mai potuto avere un parto naturale).

Le persone mi dicevano: “Avrai una cicatrice in più”, sono una persona sportiva e attiva, ma in quel momento chissenefrega della cicatrice. Anzi mi ricorderà per sempre che qualcosa è avvenuto!

La mattina dopo mi avrebbero fatto l’intervento, ero tranquilla, mi guardavo la pancia e la cullavo, l’unico mio pensiero era: “Non c’è più battito!”.

Le parole delle persone fluivano senza senso, il silenzio è d’oro in alcune situazioni.

Vi prego evitate di dire frasi di circostanza per rincuorare una mamma che ha appena perso suo/a figlio/a.

Nulla può colmare quel vuoto, state in silenzio e abbracciatela forte, stringetele la mano… e se malauguratamente avete provato lo stesso dolore, potete aggiungere un: “Ti capisco, ti sono vicino”.

Mi metto a letto… stranamente riesco a prendere sonno…poi avviene il miracolo!

Durante la notte mi svegliano dei dolori… guardo verso il cielo… non avevo mai provato quei dolori ma la natura me lo sussurra…sono contrazioni.

Penso: “Devo partorire…era questo il tuo regalo di Natale?”

La dottoressa, le ostetriche e tutto lo staff fantastico dell’ospedale mi rassicurano e mi dicono che se voglio posso provare a fare un parto naturale, per loro posso riuscirci, essendo la bimba più piccola rispetto a un bimbo di 9 mesi.

E io sono felice, felice perché la mia Gingy mi ha fatto un regalo, farmi provare quella maternità.

Per un momento, alla tristezza e al dolore si sostituiscono i sorrisi e la tenue felicità per quel parto, l’avvenimento più naturale in una delle situazioni più innaturali del mondo: un genitore che sopravvive a suo figlio.

Le ostetriche sorridono con me, mi dicono scherzando che potrei tenere i corsi pre parto insieme a loro, perché non hanno mai visto una donna così tranquilla davanti ai dolori del travaglio.

La notte stessa mi sono iniziate le doglie e ho rotto le acque, i dolori, le spinte non sono nulla… sono in sala parto insieme al mio compagno e il mio unico pensiero è che tra poco terrò tra le braccia la mia piccola.

Non vedevo l’ora di vederla, oh lo so, ci conoscevamo da tanto, ma un incontro reale rende quel legame ancora più indissolubile.

Qualcosa è successo! Sei diventata mamma! Perché negarlo?

In circa 2 ore di travaglio, il 4.12.18 alle ore 01.28 ho dato alla luce la nostra Ginevra Ester.

Un’esperienza tremenda e bella allo stesso tempo! Non è quello che si sogna una mamma in attesa di un bambino, si aspetta le urla e i pianti, ma in quella notte regnava un silenzio di pace, rotto solo dalle lacrime silenziose.

Finalmente ci siamo incontrate, ti ho potuta tenere in braccio, sembravi dormire, con gli occhi chiusi, il nasino tondo e la boccuccia a forma di cuore.

Insieme al papà l’abbiamo baciata e salutata e ora ha un posto, oltre che nel nostro cuore (è la mia prima figlia) anche nel cimitero della nostra città.

Con le mie gambe sono tornata nel reparto silenzioso, la notte era buia, rimarrà per sempre una notte senza sogni e senza suoni.

Buonanotte Gingy <3

Mamma, non sei sola

Io so che al cimitero si trova un corpo e a prescindere dalla religione a cui una persona appartiene, SENTO il suo spirito vicino a me!

Cara Mamma, NO, questo non calmerà la tua voglia di piangere, disperarti, urlare, lasciarti andare… ma l’unico modo per affrontare tutto ciò ho capito essere quello di ATTRAVERSARE questa tempesta, senza nascondersi.

Devi compiere il tuo viaggio dell’eroe.

Pagigia

È dura… io sto ancora iniziando… so che non riuscirò a superare tutto da sola… ci sono tante mamme che hanno passato questo momento e possono aiutarci, ci sono le psicologhe specializzate e le associazioni bellissime dove trovare tanti spunti, aiuti e storie di vita, dolore e speranza. Ho conosciuto in questo percorso di dolore, persone meravigliose che camminano insieme a me, un grazie immenso a loro!

Mi manca tanto la mia bambina, ma sarà per sempre con me, con noi.

Io e il suo papà la amiamo tanto!

Lo so che puoi pensare: “Non cercherò mai aiuto” perché io prima di te l’ho detto!

Sono testarda e sono abituata a fare tutto da sola! 

Ma a volte prenderci per mano rende il dolore condiviso e più sopportabile.

Le mani sono fatte per stringersi, se ne senti la necessità la mia è pronta qui per te!

Sara + Gingy 22+4 (per sempre 4/12/18)

Un abbraccio a tutte voi. Siete delle guerriere.

Sara Barletta

(*) scritta nel dicembre 2018

Leggi anche: Risorse utili per affrontare il lutto perinatale

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