Il potere della condivisione #ep. 2

#DiffondiAmo è la rubrica dedicata a diffondere consapevolezza sui temi come lutto, gravidanza e maternità in collaborazione con altri professionisti. In questo episodio parliamo insieme a Marta Micozzi del significato di condivisione, solitudine e isolamento dopo un lutto perinatale

Condividere significa evitare l’isolamento

Ciao mums,

parlando di condivisione viene da sé che ci sia qualcuno con cui condividere.

La storia di Marta ne è un esempio (Leggi la storia di Marta nel primo episodio).

Nel percorso di trasformazione del dolore abbiamo quindi bisogno di avere una o più persone al nostro fianco.

In questo modo evitiamo i danni da isolamento (da non confondere con la solitudine!) che a lungo andare ci logorano.

È normale che subito dopo un lutto vogliamo stare sole, non vedere nessuno e diventare invisibili fino a sparire.

È giusto prendersi dei momenti totalmente nostri. Dove poter ascoltare il rumore dei nostri pensieri e poter sfogare il nostro dolore.

La solitudine è un’amica in certi momenti. Essa è spesso la prima risposta al lutto.

Ma a lungo andare, la solitudine può diventare isolamento e ciò non è salutare perché siamo “animali sociali” e come tali necessitiamo di avere una vita relazionale ricca.

L’isolamento è ingannevole. La solitudine è in qualche modo terapeutica, ma isolarsi completamente può essere rischioso dopo uno shock.

Non riuscire a condividere in parte i propri pensieri significa che essi stanno lì, nella nostra testa.

I ricordi, come un loop, viaggiano e costruiscono grandi mostri nella nostra psiche.

Poter dare voce a questi pensieri condividendoli significa comprenderli in forma nuova. Si parla in questo caso di riformulazione.

Riformulare un pensiero significa arricchirlo di dettagli e considerazioni che nascono proprio dalla condivisione con qualcun’altro. In qualche modo è terapeutico.

Il potere della condivisione

E quando arriva il momento che siamo pronte a condividere, si inizia una nuova fase di elaborazione del lutto.

Ho basato Sara on Feet proprio sul potere della condivisione. 

Se conosci la mia storia (Leggi la storia di Sara) sai bene che condividere la mia esperienza è stata una parte fondamentale del mio percorso di elaborazione del lutto.

La chiave è vedere la condivisione come un momento di scambio, tra due o più persone, che non raccontano solo la loro esperienza, ma costruiscono insieme qualcosa di nuovo.

Marta ha voluto condividere con tutte noi non solo una storia, ma un viaggio di trasformazione.

Condividendo ha saputo tramutare il dolore.

Ha concretizzato la frase che io uso spesso: “Non è ciò che ti capita a fare la differenza, ma come reagisci”.

Marta ha voluto raccontarmi di cosa le ha lasciato la presenza del suo Niccolò, e non di ciò che le ha tolto la sua assenza.

Come trasformare la perdita in condivisione

Ho chiesto a Marta: “Come hai saputo trasformare il dolore della perdita in condivisione?”.

[Hai dentro la tua malattia. Hai dentro la tua cura] 1

In realtà è esattamente il contrario: è la condivisione che mi ha portato a trasformare. Senza la condivisione credo che non ci saremmo neanche conosciute!

Non mi piacciono le liste ma per spiegare che tutto si muove dalla condivisione e quindi dall’empatia ti lascio questi cuori.

Come potrai verificare tu stessa leggendo, emerge esattamente l’importanza dell’altro. La mia salvezza è legata all’altro.

Il sorriso di Francesco;
Aver abbracciato il mio Nicco;
Gli abbracci di mamma, papà, le sorelle e i nipotini;
Federica e Riccardo, fratelli oltre il sangue;
La mia cara ostetrica Mirella, perché tra tutte le cose che ha fatto, ha posto le basi per il mio sentirmi mamma nonostante tutto;
La musica di Niccolò Fabi e le parole di Shirin Amini, presidente di Parole di Lulù;
La mia amica Francesca che due settimane dopo il mio parto mi ha messo in braccio il suo Niccolò che aveva un mese, certa che potesse per me essere terapeutico;
Il taccuino di Alessia e Matteo;
Le camminate all’aria aperta chiacchierando con chi era con me;
Le corse sul tapis roulant;
Il mare di Vieste;
La mia collega Alessandra.

Quello che mi stupisce è la potenza dell’empatia: l’importanza dell’altro, sempre.

La condivisione è possibile se possiamo “dividere con” qualcun altro. 

Credo anche che la trasformazione sia un percorso sempre in divenire, che non ha una fine ma che ha bisogno di costante costruzione e attenzione.

Dopo questa potente testimonianza di Marta, forse, vi starete chiedendo: “Come si trovano le persone giuste con cui condividere?” .

Sì, lo so, è una domanda lecita, perché nel mondo del lutto perinatale tutti vogliono che tu stia bene, ma veramente pochi riescono a capire il modo in cui aiutarti.

La difficoltà di condividere

Condividere a volte è difficile, abbiamo paura di sentir riecheggiare il suono delle nostre parole dalla bocca. Abbiamo paura di ammettere ciò che ci è successo e di non essere comprese, ma anzi sminuite.

Inizialmente condividere sarà un bisogno.

Serve per “buttare fuori” tutto ciò che abbiamo dentro. A volte non aspettiamo altro che qualcuno ci chieda qualcosa per poter sviscerare ciò che ci preme, come un pugno allo stomaco.

Una volta che riusciamo ad ascoltare i nostri pensieri, proprio perché li abbiamo condivisi, ne siamo più consapevoli.

Quando parliamo con altre persone abbiamo tante aspettative verso le loro possibili risposte. È facile urtare la nostra sensibilità, anche perché la nostra soglia di tolleranza è giustamente molto bassa.

In che modo possiamo quindi capire con chi condividere?

Che cosa ci aspettiamo che gli altri facciano/dicano rispetto al nostro vissuto?

È sicuramente auspicabile circondarci di persone empatiche. Quelle persone che ci hanno dimostrato la loro empatia anche in altre occasioni durante il corso della nostra vita.

Nel prossimo episodio parleremo con Marta di empatia, cioè quella capacità di comprendere appieno lo stato d’animo di chi abbiamo davanti.

Essa ci consente di relazionarsi con le persone, pur senza aver vissuto direttamente un evento simile. 

Un abbraccio,

Sara e Marta

Marta Micozzi è Laureata in Educatore Professionale e specializzata in Coordinatore dei servizi educativi, con lode. Lavora nel campo della disabilità. Ha avuto anche esperienze nel settore infantile avendo lavorato in una ludoteca e ha all’attivo due pubblicazioni. Se vuoi contattare Marta scrivi a martamicozzi@gmail.com

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sara barletta perinatal coach
Sara Barletta – Perinatal Grief Coach
La 1° Coach in Italia sul lutto perinatale

🌟Supporto le mamme dopo un lutto perinatale a ritrovare il benessere.
Coach e Mamma tra cielo e terra.
Educatrice perinatale in formazione
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Per un primo colloquio di accoglienza contattami sara@saraonfeet.it.
Camminiamo insieme oltre il lutto.

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  1. Niccolò Fabi – Dentro

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