Come vivere dopo un lutto perinatale

Come è possibile continuare a vivere dopo un lutto perinatale? Come si vive tra assenza e presenza? Cerchiamo di capirlo insieme, attraverso la mia esperienza.

Adesso stai meglio?

Ora hai altro da pensare che a lei (riferito al figlio che non c’è più)

Finalmente sei MAMMA!

Beh, adesso avrai meno tempo di andare al cimitero!

Continuare a vivere dopo un lutto perinatale

Ciao mamma,

quindi dovevo fare un altro figlio per stare bene?

Queste sono le frasi più frequenti che ci sentiamo dire quando annunciamo una nuova gravidanza dopo aver subito un lutto prenatale/perinatale.

Ma cosa significa davvero convivere con l’assenza di un figlio è la presenza di un altro?

Sinceramente? Non lo so con certezza perché ogni vissuto e ogni storia è a sé.

Ma voglio raccontarti la mia esperienza, cioè di come sto vivendo la presenza di Amelia e l’assenza di Ginevra, per cercare di capire insieme quali punti in comune esistono con la tua storia.

Il dolore capita, la sofferenza è una scelta.

Potrei riassumere il mio vissuto in 4 momenti fondamentali:

  1. la consapevolezza;
  2. il dolore;
  3. la nostalgia;
  4. la gratitudine.

Perché parlare di assenza e di presenza

Parlo di assenza e di presenza perché, come ben sai, non è mai abbastanza parlare del tabù sul lutto perinatale.

Parlo senza inibizioni di questo tema scomodo perché se c’è anche una sola persona che si riconosce in quello che dico, io continuerò a parlarne!

Perché serve! Perché è d’aiuto! Perché mamma non sei sola.

Si pensa che quando nasce un altro figlio si metta un punto e a capo alla precedente esperienza di morte.

Sbagliato! La vita è un continuum.

C’è chi la vede come un circolo, chi come una spirale, ma a prescindere da ciò, ti posso dire con certezza che non è formata da compartimenti stagni.

Le esperienze di passato e presente si fondono e formano la persona che sei oggi.

Se oggi sei esattamente così, come sei… è anche a causa del tuo lutto.

Quindi avere un altro figlio dopo la perdita o continuare ad occuparsi di un figlio nato prima dell’evento traumatico, sarà diverso, perché tu sei diversa.

La psicologia e gli psicologi esperti in traumi e lutto perinatale, sono d’accordo sul fatto che un’esperienza per essere compresa, accettata e superata debba essere integrata con il vissuto quotidiano.

Quando ciò che ti è successo, in poche parole, non ti sembrerà più così strano, ma sarà qualcosa che puoi raccontare, perché fa parte di te e del tuo vissuto, allora il processo di elaborazione sta procedendo bene.

In una sola parola si può parlare di CONSAPEVOLEZZA.

Oggi desidero raccontarti di come la nascita e la presenza di Amy mi abbia aiutata a fare un passo in avanti verso la consapevolezza di ciò che è accaduto con Gingy.

Come vivere la presenza e l’assenza di un figlio

Si può vivere con assenza e presenza? 

Molte mamme mi hanno chiesto come è possibile vivere con due figli, tra cielo e terra.

È difficile!

Essere mamma di cielo implica avere sempre la testa rivolta verso le nuvole. Avere una solitudine incolmabile e scontrarsi costantemente con la poca comprensione del mondo circostante.

Essere mamma di terra al contrario ti riporta alla realtà e alle cose imminenti che vanno svolte: le poppate, il bagnetto, portare i bimbi a scuola etc.

Molti credono che una cosa escluda l’altra, o sei mamma di cielo o di terra.

E invece scopri che puoi essere entrambe in una sorta di sequenza multitasking.

Voglio raccontarti con degli esempi di vissuto quotidiano questi 4 momenti che ho attraversato da quando è nata Amelia.

1 La consapevolezza

Il primo momento in cui ho vissuto la presenza e l’assenza posso chiamarlo “consapevolezza”.

Ho iniziato ad avere molta consapevolezza di ciò che mi era accaduto con Gingy, e che lei fosse realmente mia figlia, quando ho stretto per la prima volta tra le braccia Amy.

Ogni giorno, ogni momento della giornata, anche il più banale, può essere potenzialmente un attivatore per farmi tornare alla mente Gingy.

Amy ha fatto riaffiorare alla mia mente che anche Gingy è stata tra le mie braccia seppur per poco, lei era lì, dentro di me.

Il dolore del lutto aveva annebbiato per un po’ queste sensazioni corporee lasciando solo disperazione e sconforto.

Sai quando ho avuto consapevolezza di avere due figlie? Quando sono tornata a casa dall’ospedale.

Ho guardato per la prima volta la foto di Gingy in soggiorno, ed è stato un dolore immane, una coltellata.

È stato come rivivere tutto il dolore da sobria, perché il trauma mi aveva come anestetizzata per tutto quel periodo.

Ho pianto tanto, mi sono disperata pensando che lei non ci fosse mentre Amy era qui con me.

Questa è stata una consapevolezza che fa male sul momento, che ti strugge dal dolore, ma che il momento dopo ti fortifica.

È la consapevolezza di dire sono mamma, di nuovo!

2 Il dolore

Il secondo momento che ho provato è stato il dolore.

Quando ho preso consapevolezza che Gingy è stata presente davvero nella mia vita, ho ripensato al momento del parto.

Un momento bellissimo, il più bello di tutta la storia con Gingy.

Però poi ho pensato al dopo, alla camera dell’ospedale vuota e silenziosa, a quel corridoio muto e al nostro primo e unico incontro.

E così ho fatto il confronto con il mondo dorato che invece ho vissuto con Amy.

Il parto cesareo, il suo pianto, le prime difficoltà e l’immensa gioia. E proprio lì in quel momento subentra il dolore.

Ecco cosa si dovrebbe provare quando si ha un figlio, ecco quali pensieri si dovrebbero avere; pensieri leggeri, futili e paure inutili.

Si dovrebbe andare all’anagrafe e non al cimitero.

Vivendo la presenza di Amelia, ho compreso quanto di brutto avevo dovuto affrontare dopo aver salutato per sempre Gingy.

Situazioni che bruciano ancora sulla pelle, surreali, messe a confronto invece con i ricordi della nascita e postpartum di Amelia.

Il confronto tra il post Gingy e il post Amelia fa male.

Nel primo caso tutti cercano di annullare la presenza di Gingy come se fosse stato un ingombro, un incidente di percorso.

Nel secondo caso, invece, tutti i fari sono puntati su Amelia, la nuova arrivata e nessuno cerca di annullarla.

Questo è un doppio dolore per un genitore in lutto, che vorrebbe non ci fossero differenze tra i figli.

Eppure tra cielo e terra esistono, è la società a fare queste differenze!

3 La nostalgia (l’assenza)

Il terzo momento posso definirlo “l’assenza” e la nostalgia.

Quando guardo una bambina come Amelia, e penso che potevano essere due su quel letto, sul divano, in un passeggino doppio, allora lì percepisco l’assenza.

Molto spesso quando faccio qualcosa, anche di banale, con Amy penso a lei.

Penso a come avrebbe pianto, al colore dei suoi occhi, penso a tutto ciò che avrebbe potuto ma non potrà mai fare.

Ancora adesso quando conosco qualche bambina che si chiama Ginevra, non posso non immaginare lei, come sarebbe all’età di 1 anno.

E sai qual è la cosa che fa più male? Almeno a me, è sapere che esiste il suo bellissimo nome e non poterla mai chiamare con un tono divertente, arrabbiato o di rimprovero.

Ogni volta che sento pronunciare il suo nome in modo normale è un tuffo al cuore.

Guardo Amy e so che lei c’è. È presente e per questo su di lei va tutta la mia attenzione h24.

La nostalgia sorge quando guardo il viso di Amelia, specialmente quando dorme, e noto una somiglianza disarmante con Gingy.

E sai cosa faccio? Le dò sempre due baci, uno per lei e uno per Gingy.

4 La presenza

Fino a qui, tutto ciò che ti ho raccontato sembra un’esperienza orribile.

Sembrerebbe quasi che l’assenza sia qualcosa di incolmabile.

Ma poi sai cosa mi è successo?

Ho capito che Gingy non era assente ma presente.

Non lo dico solo a titolo personale perché credo in un’entità immateriale.

No, lo dico perché lei c’è, è nei miei pensieri.

Non è presente fisicamente, ma c’è in tutto ciò che ha lasciato dietro di sé, compresa una me diversa, nuova e cambiata.

Si dice sempre che le persone che cambiano il mondo non muoiono mai, e restano in vita grazie alla memoria e alle loro gesta.

Ecco lei c’è perché ha cambiato il mio mondo, devo dirle tanti grazie.

Per questo subentra quindi insieme ad alcuni momenti di sconforto tanta gratitudine.

Chi dice che una persona sostituisce un’altra non ha ben chiaro il senso della vita stessa.

Gingy ed Amy esistono su un diverso piano, ma ci sono.

Ognuna di loro è una persona diversa e presente.

Gingy è presente in ciò che sono e la percepisco nell’aria, lei è con noi sempre.

Amy è presente anche fisicamente.

Sono due modi di esistere diversi.

Come far conciliare assenza e presenza?

È possibile quindi far conciliare i momenti del dolore e dell’assenza con quelli della presenza?

Sì! Semplicemente si alternano, non possiamo e non dobbiamo gestire le emozioni e i sentimenti, possiamo solo assecondarli e comprenderli.

Ed è quello che faccio ogni giorno. A volte sento più la nostalgia e il dolore, altre invece mi ricordo anche della presenza.

Certo, mamma, è possibile che tu, avendo un altro figlio in vita possa e voglia annullare quanto accaduto prima.

Che tu desideri dimenticare e cancellare quel trauma del lutto e voglia riprendere la tua vita come se nulla fosse successo.

E niente te lo vieterebbe, posto che bisognerebbe capire le implicazioni che questo atteggiamento avrebbe sulla tua vita, nel lungo periodo.

Io non sono un’esperta per dirlo, per cui ognuno resta sempre e giustamente libero di intraprendere il percorso che più gli aggrada.

Oggi ho semplicemente condiviso il mio sentire rispetto al tema del lutto perinatale e su come convivo con la presenza di Amy e l’assenza di Gingy.

Mi auguro che tu abbia trovato degli spunti utili di riflessione.

Un abbraccio

Sara

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